Marco, nativo digitale del 2012

Marco è stato concepito tre mesi fa. I suoi genitori sono al settimo cielo e, al ritorno dalla prima ecografia, ne appendono la foto sul frigorifero. La stessa immagine è presente nella banca dati dell’ospedale e rappresenta il primo documento digitale ufficiale della vita di Marco.

Una volta nato, il numero di documenti digitali sulla sua vita continua ad aumentare: il giorno, l’ora, il sesso e il nome della madre entrano a far parte del dossier digitale di Marco. Un dossier destinato a contenere una miriade di informazioni.

Non appena Marco viene portato a casa i genitori si apprestano a dare la lieta novella a parenti e amici, inviando messaggi, email e pubblicando foto su siti di social network . Accanto alle informazioni digitali fornite dalle istituzioni e, si suppone, riservate, iniziano a far parte del dossier di Marco anche informazioni volutamente condivise dalla famiglia e quindi pubbliche.

Gli amici e parenti che vengono a conoscere il nuovo nato, omaggeranno la sua venuta pubblicando a loro volta sui siti di foto-sharing le immagini scattate al piccolo. Altre informazioni in rete.

Nato da una settimana, Marco ha già a suo carico una marea di informazioni digitali difficilmente controllabili da parte dei suoi genitori.

Crescendo, Marco inizierà a trascorrere online parte delle sue giornate, cominciando a contribuire in prima persona al proprio dossier digitale. Non solo, ma anche i suoi amici daranno il loro contributo: infatti una grande quantità di informazioni sui giovani viene fornita da compagni e amici, spesso senza il consenso dei diretti interessati o addirittura senza che loro lo sappiano. Basti pensare a tre elementi: un festa, uno smartphone e Facebook. Immediatamente, chiunque abbia accesso a Facebook può vedere la foto appena caricata di Marco che si diverte in compagnia della sua nuova conquista.

Col passare del tempo Marco inizierà a essere più consapevole riguardo le proprie informazioni messe in rete anche se ormai non riuscirà più a tener sotto controllo l’enorme quantità di dati sul suo conto. Non appena si affaccerà al mondo del lavoro tutte le informazioni digitali su di lui potranno essere ricercate, esaminate e valutate dal futuro datore di lavoro prima di un eventuale colloquio.

Il modo in cui il dossier digitale di Marco si sviluppa evidenzia la difficoltà di poter controllare le proprie informazioni nell’era digitale. Alcuni ambienti in cui sono conservati i dati che riguardano la vita di Marco dovrebbero essere sicuri e privati; altri sono invece aperti ad amici o all’intero mondo virtuale.

Di fondamentale importanza è quindi che gli utenti capiscano in quale contesto si collocano le informazioni divulgate online. L’identità digitale di Marco è composta quindi dai dati divulgati online a terzi, sia perché forniti volutamente in prima persona, sia perché forniti da altri. Questa identità fa parte del suo dossier digitale formato da tutte le informazioni personali legate al suo nome, accessibili o meno, divulgate a terzi o no.

Più le interazioni virtuali aumentano e più risulta difficile poter controllare il nostro dossier digitale. E’ necessaria quindi una prospettiva lungimirante, iniziando a guardare alle future conseguenze del nostro presente digitale.

Il nostro Marco, nativo digitale, dovrà impegnarsi duramente se vorrà cominciare a gestire la propria identità virtuale.

Per approfondimenti consiglio la lettura di Palfrey J., Gasser U., Nati con la rete, ed. Bur.

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Posta su Facebook l’invito per un party e poi uccide i genitori

Succede a Port St. Lucie, Florida, dove il 17enne Tyler Hadley, attualmente rinchiuso nel carcere minorile di Fort Pierce, è accusato di aver ucciso a martellate i propri genitori e di aver organizzato un party la sera stessa, nascondendo i cadaveri nella camera da letto. L’invito postato su facebook è stato accolto da ben 60 ragazzi i quali, ignari di tutto, hanno festeggiato  per tutta la notte fino a che l’arrivo della polizia, avvisata dai vicini disturbati per il troppo rumore, non ha posto fine alla festa. Gli agenti però non si sono accorti del duplice omicidio. Il ritrovamento dei cadaveri e dell’arma del delitto è avvenuto solo qualche ora più tardi in seguito ad una perquisizione dettata da una chiamata anonima. Quando gli agenti sono ritornati nella casa, il giovane Tyler, stando a quanto riferito dal portavoce della polizia, era in preda al panico e ha riferito che i suoi erano fuori città.

In seguito a questo macabro fatto si è subito aperto il dibattito su facebook, dove gruppi e pagine dedicate a Tyler Hadley si interrogano se sia lui effettivamente l’omicida. E ognuno, immancabilmente, esprime il proprio parere. C’è chi lo considera innocente e vittima di un sistema, chi invece lo accusa e condanna il gesto insensato. Senza dubbio i commenti più caustici sono quelli di coloro che apprezzano il gesto compiuto dal 17enne, richiedendo a gran voce ” PARTYING PARTYING! YEAH! PARTYING PARTYING! YEAH! FUN FUN FUN FUN!”

Il social network come piattaforma multimediale per inviti a feste, eventi e manifestazioni, ma anche il social network come pubblica piazza di accusa, difesa e inumana brutalità.