Dalle figurine Panini al sexting: l’evoluzione dello scambio di immagini

La moda del sexting – crasi delle parole sex e texting – impazza anche in Italia. Consiste nello scambio e invio tramite cellulare di proprie foto o video osè a fidanzati, amici, amanti, conoscenti o persone conosciute online. Un modo per eccitare i partner lontani o semplicemente per mettersi in mostra, all’insegna del puro esibizionismo. Nulla di “strano” se praticato fra adulti consenzienti. I problemi sorgono nel momento in cui vogliono giocare anche i minori. Ed iniziano a inviare le proprie foto di nudo.

 Secondo i dati emersi dall’ultima Indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza – realizzata da Eurispes e Telefono Azzurro su un campione di bambini e adolescenti dai 12 ai 18 anni – il 6,7% dei ragazzi ha inviato sms o video a sfondo sessuale col proprio cellulare, mentre il 10,2% ne ha ricevuto almeno uno. Molti ragazzi vedono la pratica del “sessaggiare” come una modalità per attirare l’attenzione di qualcuno o mostrare il proprio interesse. Per altri invece è un’occasione come un’altra per mettersi in mostra, abituati alla logica di una società in cui ciò che conta è apparire, preferibilmente scoprendosi il più possibile. Ciò che spesso ignorano sono i rischi che si nascondono dietro al sexting, soprattutto quando le relazioni finiscono o quando si inviano immagini a ignoti conosciuti on line.

 Una volta inviata un’immagine non è più possibile né gestirla, né recuperarla. Smettiamo di fatto di esserne gli unici proprietari. Il destinatario dell’immagine può a sua volta copiarla, inoltrarla ad amici e pubblicarla on line. Il tutto senza che l’autore delle immagini sappia qualcosa. Spesso le foto in questione diventano strumento per veri e propri atti di bullismo, volti a ridicolizzare e denigrare il giovane protagonista. Pensiamo al danno emotivo che può causare, in un adolescente, la diffusione di una sua immagine a sfondo sessuale nell’intera scuola o gruppo di amici. Per non parlare della sua reputazione.

 Ma non solo: spesso i ragazzi non sono consapevoli di stare scambiando materiale pedopornografico, aumentando il rischio di venire a contatto con persone malintenzionate. È di qualche giorno fa la notizia di un quarantenne che, fingendosi una giovane disinibita, si faceva inviare video hard e foto da ragazzini conosciuti in internet. Inoltre il sexting se praticato fra adolescenti, comporta conseguenze anche a livello legale. La legge 38/2006 parla chiaro: chiunque produce, diffonde o detiene materiale pornografico prodotto con minori di diciotto anni, è punibile con la reclusione. I minori quindi che producono e scambiano proprie immagini sessuali, anche se consapevoli e consenzienti, sono punibili per legge con l’accusa di pornografia minorile.

Internet e le nuove tecnologie stanno quindi rivoluzionando tutti gli aspetti della nostra vita, compresi quelli più intimi. Quella che i ragazzi stanno vivendo ora può essere considerata una seconda rivoluzione sessuale – come la definisce la psicologa Susan Lipkins – in cui gli adolescenti sperimentano la propria sessualità in maniera totalmente diversa rispetto alle generazioni precedenti.

Cosa può fare il mondo adulto nei confronti di questa tendenza dilagante? Di sicuro non demonizzare internet e il cellulare, né proibirne il loro utilizzo. Piuttosto, si devono educare i ragazzi all’uso consapevole dei mezzi, insegnando loro quali possono essere i comportamenti rischiosi e quali invece quelli che garantiscono una sicurezza virtuale.

cyberbullismo

Il fenomeno del bullismo si è di recente trasformato ed adattato ai cambiamenti tecnologici che coinvolgono le modalità comunicative dei giovani. Il bullismo oggi include forme di aggressività che si realizzano e vengono perpetrate tramite l’uso di cellulari, videofonini ed altre forme di comunicazione tecnologica. Tra gli applicativi più usati troviamo e-mail, Istant Messaging (IM), newsgroup, social network (ad es. Myspace, Facebook),Sms, Chat.

Per cyberbullismo si intende una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta, attuata attraverso un testo elettronico (sms, mms, immagini, foto o video clips, chiamate telefoniche, e-mail, chat rooms, Istant  Messaging, siti web), agita contro un singolo o un gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento che non riesce a difendersi. Il cyberbullismo può essere considerato per certi aspetti una nuova forma del bullismo tradizionale, una sua evoluzione naturale; per altri un fenomeno a sé stante con caratteristiche proprie legate soprattutto alla specificità dello strumento usato. Gli elementi che vanno a definire un’azione come un atto di bullismo devono essere rivisti e rivisitati alla luce delle caratteristiche della comunicazione in ambiente virtuale.

Il teppista informatico è noto come griefer (guastafeste), snert (“Snot-Nosed Rude Teenager”, cioè un moccioso adolescente maleducato ed egoista), cheese player        (sfruttatore di bug dei videogiochi), twink ( seccatore), cyber bullo o bullo hi-tech.

È l’equivalente quindi del bullo che agisce nel mondo reale, trovando divertente ridicolizzare e importunare gli altri. Le azioni che commette solitamente sono: deridere gli altri, in particolare i principianti detti anche newbie (neofita della rete); ostacolare i compagni di squadra nei Role Playing Game; utilizzare un linguaggio volgare; imbrogliare; bloccare ingressi; molestare una determinata persona.

I cyberbulli non hanno il coraggio di colpire la vittima guardandola negli occhi, ma restano nascosti ed invisibili, insinuandosi, ossessionando, pubblicizzando ed infilandosi dentro le case, violando ogni intimità della persona. Non usano coltelli, non danno calci né pugni, non rubano merende, portafogli e cellulari ma amano agire escludendo, deridendo, tormentando, rubando confidenze o identità, facendo scherzi e spargendo maldicenze. Il bullo fantasma arriva così a violare la persona e la sua dignità, rimanendo serenamente a casa seduto dietro ad uno schermo, sottovalutando probabilmente la gravità del danno che sta arrecando.