Social Network: luci ed ombre

Quest’anno ho avuto il piacere di collaborare con l’Ufficio scolastico regionale e il Servizio Marconi TSI all’interno del progetto “Formazione e informazioni sul tema cyberbullismo per le scuole dell’ Emilia Romagna”. Un’importante e necessaria iniziativa che punta a rendere la scuola un interlocutore preparato in merito al fenomeno del cyberbullismo, promuovendo politiche di sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno.

Una scuola che non può sottrarsi al grande cambiamento epocale che le nuove tecnologie e il digitale hanno portato nella vita degli adolescenti e nelle loro dinamiche relazionali ma che, in quanto istituzione educativa, deve entrarci a pieno e cercare di comprenderne le conseguenze, le potenzialità ed i rischi.

Per questo è stato attivato un sito specifico dedicato al cyberbullismo in cui si possono trovare materiali, informazioni, risorse e approfondimenti al riguardo, rivolto ad insegnanti e genitori (ma anche ai ragazzi). Fra i materiali presenti potete trovare anche il mio contributo video dedicato ai rischi e potenzialità dei social network più utilizzati dai minori, realizzato insieme al CTS Bologna e Servizio Marconi TSI

 

 

 

 

 

 

 

I nativi digitali hanno voglia di essere ascoltati

Si è concluso per quest’anno il progetto Social Book messo in piedi dalla cooperativa Archilabò in collaborazione con l’Istituto Comprensivo 21. Un progetto sperimentale e ambizioso, basato su una didattica innovativa, l’uso delle nuove tecnologie per favorire un apprendimento attivo e personalizzato e con un occhio attento all’inclusione scolastica. Durante l’anno scolastico infatti gli alunni della 1C delle scuole Medie Carlo Pepoli, supervisionati dal prof Gabriele Benassi e dai tutor dell’apprendimento Chiara Mancini e Giacomo Vincenzi, hanno creato un libro di testo di geografia completamente gratuito, scaricabile e rieditabile, che potrà essere adottato dalle future classi prime. Un progetto in cui ho avuto il piacere di collaborare perchè ha creduto nell’importanza di portare l’educazione multimediale nelle scuole, con ore di formazione dedicate sia ai ragazzi che agli adulti, sull’uso consapevole del digitale, rischi e potenzialità del web.

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Durante questi incontri ho potuto constatare quanta voglia i ragazzi abbiano di parlare della loro vita online, di quello che fanno in rete e di quello che scoprono, così come delle esperienze spiacevoli e piacevoli che hanno vissuto. I cosiddetti nativi digitali, che in realtà credono che internet sia Youtube, forse non conoscono a pieno il mondo del web, ma hanno un gran bisogno di parlarne. E quando si offrono loro spazi dedicati proprio a questo, diventano un fiume in piena. Spesso facevo fatica a terminare il programma che avevo pensato per la lezione perché era un continuo interrompere, facendo domande, portando esempi, raccontando esperienze e confrontandosi. Avevano voglia di raccontare e di sapere di un mondo che vivono ma di cui nessuno ha mai parlato loro. Avevano voglia di essere ascoltati.

Perché è anche online che i ragazzi, come noi, stanno vivendo. E l’ascolto è di fondamentale importanza in un ambito come quello del digitale, dove ancora non ci sono regole stabilite e tutto è in costante cambiamento.

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Spesso gli adulti mi chiedono consigli su come poter aiutare e guidare i propri ragazzi ad un uso responsabile del web. Al di là delle accortezze tecniche –protezione dati personali e privacy – credo che il modo più efficace per educarli ad una vita digitale sicura, sia quella di navigare e parlare con loro di quello che fanno online. Perché i ragazzi sapranno di sicuro spiegarci come funziona Snapchat o come fare una chiamata di gruppo su Wechat -insegnandoci così anche come si usano certi applicativi – ma noi abbiamo l’esperienza data dall’essere adulti. E se non abbiamo ancora capito come avviare una diretta su Facebook, di certo siamo più accorti se qualcuno che non conosciamo ci fa strane richieste online. Ed è proprio questa sinergia che permette di sviluppare (da entrambi i lati) un uso responsabile e proficuo del web.

Ma perchè mi posti?

Pochi giorni fa girava su Facebook la “Sfida delle mamme”: nomina altre dieci mamme che consideri fantastiche e posta tre foto dei tuoi figli che ti rendono felice di essere mamma. Subito la polizia postale si è mobilitata consigliando ai genitori di evitare di postare le foto dei minori.Speravo non ci fosse il bisogno di una specifica da parte dei media e della polizia per capire che pubblicare le foto dei propri figli online è un’ abitudine da perdere. Invece a quanto pare non si sono capiti ancora a fondo i motivi per cui è fortemente sconsigliato pubblicare foto dei propri figli in rete.

Sostanzialmente i motivi principali sono due:

  • Abbiamo chiesto loro il permesso prima di pubblicare?
  • Mouse sulla foto, tasto destro del mouse, salva immagine con nome.

Il primo più che un motivo, è una questione educativa. Se vogliamo educare i minori nell’uso consapevole del digitale, dobbiamo essere i primi a dare l’esempio.Se vogliamo pubblicare una foto di nostro figlio la prima regola sarebbe quella di chiedergli il permesso, dandogli la possibilità di scegliere e iniziare a capire l’importanza di postare con cognizione di causa. E’ vero, sono minori e i genitori sono i tutori legali, ma quello che pubblichiamo online sul loro conto contribuisce a creare la loro identità digitale. E che identità stiamo costruendo per loro, se non hanno la possibilità di scegliere? Per essere iscritti ai social network occorrono 13 anni. Regola considerata giusta e corretta da tutto il mondo adulto. Eppure i social sono pieni di foto di minorenni, paradossalmente postate proprio da chi dovrebbe tutelarli. Se prima di pubblicare online una foto che ritrae qualcuno, dovremmo, in teoria, chiedergli il permesso, perché non facciamo lo stesso quando si tratta dei nostri figli? L’educazione al rispetto di sé e dell’altro e il modo in cui costruiranno la propria identità dipende anche da questo.

State tranquilli: una volta compiuti 13 anni – solitamente anche prima – avranno poi tutto il tempo per riempire i social di foto proprie.

Il secondo motivo è più tecnico: ciò che postiamo in rete, diventa proprietà della rete. E’ facile salvare una foto pubblicata: tasto destro del mouse, salva immagine con nome. Che fine faccia poi quella foto salvata da altri, non ci è dato sapere. E i pericoli di una foto di un minore in mano a degli sconosciuti possono essere tanti, dalla diffusione di immagini pedopornografiche anche tramite la tecnica del morphing – per intenderci prendo il volto del minore e lo utilizzo per modificare una foto pornografica già esistente – all’adescamento di minori tramite la raccolta di informazioni.E’ vero, si può dire che il web è già pieno di immagini di bambini, quindi perché dovrebbero venire a prendere proprio le mie? Non so se useranno le mie o quelle di un altro. Invece so che il mercato della pedopornografia richiede sempre immagini nuove,

“Perché per potere avere accesso all’interno di un circuito di scambio, il pedopornofilo deve garantire in merito alla genuinità della propria identità e delle proprie intenzioni, e di queste dà la prova fornendo nuovo materiale pedopornografico. E un’immagine vecchia con una faccia nuova diventerà un’immagine nuova.”     (Prof.ssa Annalisa Verza)

Vi lascio con un video trovato su youtube e una domanda: quante informazioni ci saranno online su Amelie Amaya ora che ha 4 anni?

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Sesso, internet e la nostalgia dei tempi passati

indexIeri sera sono capitata su Porta a Porta. Nonostante la presenza di Vespa e quella di Moccia – che ha sostituito il sempre presente plastico – l’argomento ovviamente faceva gola, perché riprendeva il fatto di cronaca della baby prostituzione di Roma. 
Le domande che continuavano a girare riguardavano due argomenti: la solitudine di queste ragazzine e la pericolosità del web. Vespa si chiedeva come mai delle 14enni fossero così disinibite da arrivare al punto di vendere il proprio corpo, cosa che ai suoi tempi non succedeva. Forse, aggiungeva, a causa di tutto quello che possono trovare e fare in rete e della facilità con cui possono reperirlo?
Sentire un’allusione del genere mi ha un po’ stordita e ha confermato l’evidenza dei fatti: l’ignoranza del mondo adulto sulla realtà di internet. E’ indubbio che il momento storico in cui stiamo vivendo sia un distacco totale da quanto si è vissuto in passato. E’ cambiato e sta cambiando il modo di essere adolescenti, giovani e adulti. Il modo di essere uomo e di essere donna. I cambiamenti tecnologici così repentini e veloci, hanno avuto e stanno avendo grande influenza su di noi e sui nostri rapporti sociali.
Ma è veramente internet il problema di una sessualità precoce e spudorata?

Quando Vespa citava il web come probabile causa di comportamenti sessuali inappropriati e relazioni intime distorte, mi chiedevo se avesse mai acceso la tv al pomeriggio. E mi chiedevo se si fosse mai soffermato su certe pubblicità e trasmissioni definite di intrattenimento, ma che lasciano veramente poco, se non un’immagine purtroppo squallida dell’essere donna e dell’essere uomo, e soprattutto del rapporto fra “Uomini e Donne”. O se forse si fosse dimenticato dell’immagine culturale e sociale che il nostro paese e i nostri politici in primis avevano fatto passare negli ultimi anni riguardo il ruolo della donna.
Non credo che il problema sia internet, così come non credo che il punto sia la solitudine di questi ragazzi. Credo che la riflessione debba essere spostata sul rapporto fra le diverse fasi della vita e l’uso delle nuove tecnologie e del web e le conseguenze che ne nascono. Vedi adulti che ritornano bambini, persi sui social network e concentrati sulla prossima foto da pubblicare, sicuramente un altro autoscatto fatto allo specchio con il fishlips. Adulti che tengono così tanto alla propria immagine e all’idea che vogliono dare di loro nel virtuale. Adulti che ragionano e si comportano a volte come adolescenti. E poi vedi adolescenti che pubblicano quegli stessi autoscatti allo specchio, identici in tutto se non per quei 30-40 anni di differenza. Ragazze e ragazzi che ragionano e si comportano come se fossero adulti, soprattutto nell’ambito della sessualità.

Si dice che gli adolescenti di oggi siano soli e annoiati, privi di genitori attenti e interessati a loro, con cui poter dialogare. Genitori definiti egoisti, a volte infantili, o troppo presi dagli impegni lavorativi per trovare tempo da trascorrere in famiglia. Genitori che lavorano anche per pagare ai figli quello smartphone, tablet e quella tv lcd davanti ai quali passano poi la maggior parte del loro tempo. Sembrerebbe che lavorino per isolare maggiormente i propri figli e relegare loro ad una solitudine esistenziale ricca di connessioni virtuali, ma povera di comunicazione reale. E’ il paradosso della genitorialità.
In realtà non la penso così. I tempi e i ritmi dell’essere genitore e adolescente oggi, sono cambiati. Non sono e non possono essere più validi paragoni fatti con ragazzini e famiglie di 20 anni fa. La struttura familiare era diversa, la cultura diversa, i cambiamenti tecnologici altri. A quei tempi la magia era camminare per strada con il walkman. Ora possiamo spogliarci in webcam davanti a qualcuno che sta dall’altra parte del mondo.
E’ cambiato il modo di essere adolescenti e di vivere l’adolescenza. Adesso il proprio sé e la propria identità, anche sessuale, vengono costruiti anche tramite e grazie al web, un ottimo spazio di sperimentazione di ruoli e di realtà. Ed è su questo che il mondo adulto dovrebbe focalizzarsi, senza perdersi sui rimpianti del “Ai miei tempi le cose erano diverse”. Ora quei tempi non ci sono più. Ci sono altri stimoli, altri bisogni e altri scenari e se non si inizia veramente a capirli e a coglierli in profondità, allora si andrà a perdere l’unica cosa che invece dovrebbe essere costante nel susseguirsi della storia: il ruolo e l’importanza dell’essere genitore.

Marco, nativo digitale del 2012

Marco è stato concepito tre mesi fa. I suoi genitori sono al settimo cielo e, al ritorno dalla prima ecografia, ne appendono la foto sul frigorifero. La stessa immagine è presente nella banca dati dell’ospedale e rappresenta il primo documento digitale ufficiale della vita di Marco.

Una volta nato, il numero di documenti digitali sulla sua vita continua ad aumentare: il giorno, l’ora, il sesso e il nome della madre entrano a far parte del dossier digitale di Marco. Un dossier destinato a contenere una miriade di informazioni.

Non appena Marco viene portato a casa i genitori si apprestano a dare la lieta novella a parenti e amici, inviando messaggi, email e pubblicando foto su siti di social network . Accanto alle informazioni digitali fornite dalle istituzioni e, si suppone, riservate, iniziano a far parte del dossier di Marco anche informazioni volutamente condivise dalla famiglia e quindi pubbliche.

Gli amici e parenti che vengono a conoscere il nuovo nato, omaggeranno la sua venuta pubblicando a loro volta sui siti di foto-sharing le immagini scattate al piccolo. Altre informazioni in rete.

Nato da una settimana, Marco ha già a suo carico una marea di informazioni digitali difficilmente controllabili da parte dei suoi genitori.

Crescendo, Marco inizierà a trascorrere online parte delle sue giornate, cominciando a contribuire in prima persona al proprio dossier digitale. Non solo, ma anche i suoi amici daranno il loro contributo: infatti una grande quantità di informazioni sui giovani viene fornita da compagni e amici, spesso senza il consenso dei diretti interessati o addirittura senza che loro lo sappiano. Basti pensare a tre elementi: un festa, uno smartphone e Facebook. Immediatamente, chiunque abbia accesso a Facebook può vedere la foto appena caricata di Marco che si diverte in compagnia della sua nuova conquista.

Col passare del tempo Marco inizierà a essere più consapevole riguardo le proprie informazioni messe in rete anche se ormai non riuscirà più a tener sotto controllo l’enorme quantità di dati sul suo conto. Non appena si affaccerà al mondo del lavoro tutte le informazioni digitali su di lui potranno essere ricercate, esaminate e valutate dal futuro datore di lavoro prima di un eventuale colloquio.

Il modo in cui il dossier digitale di Marco si sviluppa evidenzia la difficoltà di poter controllare le proprie informazioni nell’era digitale. Alcuni ambienti in cui sono conservati i dati che riguardano la vita di Marco dovrebbero essere sicuri e privati; altri sono invece aperti ad amici o all’intero mondo virtuale.

Di fondamentale importanza è quindi che gli utenti capiscano in quale contesto si collocano le informazioni divulgate online. L’identità digitale di Marco è composta quindi dai dati divulgati online a terzi, sia perché forniti volutamente in prima persona, sia perché forniti da altri. Questa identità fa parte del suo dossier digitale formato da tutte le informazioni personali legate al suo nome, accessibili o meno, divulgate a terzi o no.

Più le interazioni virtuali aumentano e più risulta difficile poter controllare il nostro dossier digitale. E’ necessaria quindi una prospettiva lungimirante, iniziando a guardare alle future conseguenze del nostro presente digitale.

Il nostro Marco, nativo digitale, dovrà impegnarsi duramente se vorrà cominciare a gestire la propria identità virtuale.

Per approfondimenti consiglio la lettura di Palfrey J., Gasser U., Nati con la rete, ed. Bur.

Generazioni connesse: Safer Internet Day e consigli per una navigazione sicura

Il 7 febbraio sarà il Safer Internet Day (SID) una giornata organizzata ogni anno dalla rete europea Insafe per promuovere l’utilizzo sicuro e responsabile di internet e delle nuove tecnologie, in particolare fra i bambini e gli adolescenti di tutto il mondo.

Il tema scelto per il SID di quest’anno è Connecting generations: discover the digital world together…..safely! – Connettere le generazioni: scoprire il mondo digitale insieme e in maniera sicura. Argomento principale è quello di diffondere internet e il mondo virtuale fra le culture di tutto il mondo e connettere le generazioni, incoraggiando le famiglie a partecipare alla navigazione sicura dei propri figli.

Puoi avere 8 o 70 anni, puoi usare internet una volta al mese o essere connesso tutti i giorni, ma ciascuno di noi può contribuire a migliorare le esperienze che si vivono in rete e a sviluppare sia maggiori competenze digitali che una maggiore sicurezza online. Tutti noi giochiamo un ruolo importante nel far sì che ogni bambino possa vivere esperienze virtuali sicure.

Oggi la vita offline e online sono fortemente connesse, basti pensare alle famiglie che comunicano tramite webcam con parenti e amici all’estero, fino ad arrivare ai bambini che fanno i loro compiti in internet. Il mondo virtuale è un’unica arena dove le persone di ogni età possono imparare insieme e l’uno dall’altro, soprattutto ciò che riguarda la sicurezza online. I ragazzi “nativi digitali” possono insegnare agli adulti come utilizzare le nuove tecnologie, mentre genitori e nonni, basandosi sulle proprie esperienze di vita, possono fornire ai ragazzi consigli su come cavarsela anche online, così da scoprire il mondo digitale insieme.

Il superamento del gap digitale e l’importanza di connettere le generazioni sono quindi elementi ormai necessari in una società in cui i cambiamenti tecnologici sono rapidi e all’ordine del giorno. A Bologna il gruppo delle Girl Geek Dinners (GGD), donne appassionate di tecnologia, Internet e nuovi media, organizza diverse attività per promuovere l’uso delle nuove tecnologie come principale strumento di riscatto, libertà e parità. Oltre al corso Mamme e Internet – una serie di appuntamenti dedicati alle future e neomamme per scoprire e approfondire i fondamentali strumenti di comunicazione ed esplorazione della rete – il prossimo 4 febbraio le GGD daranno il via al No digit@l divide, workshops gratuiti per avvicinare i cittadini alle nuove tecnologie e introdurli agli strumenti web 2.0.

Risultano essenziali quindi tutte le iniziative volte a sensibilizzare il mondo adulto sull’uso dei nuovi media e su una navigazione sicura. Fondamentale è anche cercare di scardinare le idee errate che i genitori hanno circa le attività online dei propri figli. Molti infatti pensano che i bambini siano esperti della rete, che svolgano attività sicure e non rischiose e credono di non poter insegnare loro nulla di nuovo sull’essere connessi. Tutt’altro: i genitori devono capire che non è necessario essere esperti di internet e nuove tecnologie, ma è fondamentale invece interessarsi e partecipare alle attività che i propri figli svolgono online e stabilire con loro delle regole di navigazione. Ecco dunque i principali consigli per i genitori per garantire una navigazione sicura ai propri figli.

  • Collocate il computer in una stanza comune della casa piuttosto che nella camera dei ragazzi. Vi consentirà di dare anche solo una fugace occhiata ai siti visitati senza che vostro figlio si senta spiato
  • Assicuratevi che i bambini conoscano i pericoli ed i rischi del fornire la proprie informazioni personali  in internet e che non lo facciano mai.
  • Parlate con i vostri figli, siate sicuri che conoscano i rischi ed i pericoli che possono incontrare, partecipate alle loro attività online e imparate con i vostri figli.
  • Stabilite quanto tempo possono passare navigando su internet.
  •  Tenete aggiornato un buon antivirus e un firewall che proteggano continuamente il vostro pc e chi lo utilizza.
  • Usate software “filtri” con un elenco predefinito di siti da evitare. É opportuno però verificare periodicamente che funzionino in modo corretto e tenere segreta la parola chiave.
  • Dite ai bambini di non rispondere quando ricevono messaggi di posta elettronica o chat di tipo volgare, offensivo e, allo stesso tempo, invitateli a non usare un linguaggio scurrile o inappropriato e a comportarsi correttamente in rete.
  • Dite ai vostri bambini che non tutto quello che leggono online è vero. Questo è valido anche per le persone che incontrano in chat o nei social networks, poiché le persone non sempre sono quelle che dicono di essere.
  • Non permettete loro di condividere le proprie foto o quelle di altri con degli estranei. Fate in modo che ragionino sulle conseguenze delle proprie azioni online e sulla loro reputazione online
  • Se dovesse verificarsi un episodio spiacevole online, far loro capire che possono sempre parlarne con voi. Quando si vive una brutta esperinza in rete si può sempre trovare una soluzione o risalire agli autori, tramite l’indirizzo IP del loro PC, ma è importante salvare una copia della conversazione o della mail in questione.

 

Le “opportunità rischiose” della rete: la situazione europea sull’uso di internet da parte dei minori

Il 7 febbraio 2012 è il giorno del Safer Internet Day, un’iniziativa europea dedicata alla promozione della sicurezza online. In attesa di questo giorno vi riporto un resoconto sommario della ricerca europea condotta da EU Kids Online. Il progetto di ricerca mira a ricostruire ed analizzare le pratiche d’uso di internet e le esperienze sul piano delle opportunità e dei rischi online da parte dei minori e dei loro genitori, con lo scopo di promuovere un ambiente virtuale sicuro per i minori. Per maggiori informazioni potete trovare la ricerca completa sul sito EU Kids Online

La ricerca di EU Kids Online
• La rete EU Kids Online ha condotto in 25 paesi europei una ricerca dettagliata su un campione di utenti di internet dai 9-16 anni; 25.142 bambini con i rispettivi genitori sono stati intervistati nel 2010.
• Scopo della ricerca era quello di fornire dati empirici per sostenere i diretti interessati nel loro sforzo di massimizzare i benefici della rete e minimizzare il rischio di avere esperienze negative online.

Essere connessi è un elemento profondamente radicato nella vita dei bambini
• L’uso di internet è sempre più individuale, privato e mobile: gli utenti dai 9-16 anni passano in media 88 minuti online al giorno.
• Il 49% va online nelle loro camere, il 33% si connette tramite cellulare o dispositivi portatili. L’87%  utilizza internet a casa, il 63% a scuola.

Non tutti ne traggono benefici
• I bambini si differenziano per le attività a cui si dedicano e per quelle che svolgono online, ma solo pochi riescono a sfruttare a pieno le potenzialità e opportunità della rete.
• Il 44% fra i 9-16 anni afferma che “ è vero che in internet ci sono molte cose utili per bambini della mia età”, sebbene i bambini più piccoli siano meno soddisfatti delle possibilità che internet offre (il 34% dei bambini fra i 9-10 anni).
• La disuguaglianza in termini di competenze digitali persiste in base allo stato socioeconomico, l’età e al genere, perciò sono necessari sforzi per superare queste disuguaglianze. Una soluzione parziale è quella di migliorare gli strumenti e le interfacce per gli utenti.

I rischi e le opportunità online vanno di pari passo
• Gli sforzi per aumentare le opportunità possono anche aumentare i rischi. Viceversa gli sforzi per ridurre i rischi possono limitare anche le opportunità dei bambini. E’ importante quindi trovare un giusto compromesso che riconosca le esperienze online a tutto tondo fatte dai bambini.
• Le “opportunità rischiose” permettono ai bambini di sperimentarsi online con le relazioni, l’intimità e l’identità. Queste esperienze sono fondamentali per crescere e consentono di imparare a conoscere e ad affrontare il mondo adulto.
• Ma le opportunità rischiose sono legate alla vulnerabilità e alla resilienza dei bambini e dipendono sia dai contenuti online che i minori possono trovare, sia dai bambini stessi e dalle  loro situazioni personali.
• I siti di social network (SNSs) consentono ai minori di comunicare e divertirsi con i loro amici, ma non tutti hanno le competenze digitali per gestire la privacy e i dati personali. Inoltre molti bambini fra i 9-12 anni sono iscritti a SNSs anche se sono al di sotto del limite di età consentito (il 20% è iscritto a Facebook e il 38%  ad altri social network).

La mediazione dei genitori può aiutare
• I genitori riconoscono che è importante navigare insieme ai loro figli e utilizzano diverse modalità di navigazione, a seconda dell’età del bambino. Tuttavia alcuni genitori, anche con figli piccoli, ritengono non sia importante navigare insieme; inoltre ci sono alcuni bambini che non vogliono navigare insieme ai genitori.
• In generale i bambini vedono positivamente l’interesse dei propri genitori verso le loro attività online, anche se un terzo dichiara di non ascoltare sempre quello che i genitori dicono loro sull’uso di internet. I genitori che impongono più restrizioni hanno figli che incontrano online meno rischi e pericoli, ma al contempo anche meno opportunità.

I bambini incontrano online una serie di rischi
• Il 12% dei bambini fra i 9-16 anni afferma di esser stato infastidito o turbato da qualcosa visto online, ma la maggior parte dei bambini dichiara di non avere problemi ad andare online.
• L’esposizione a immagini sessuali avviene offline così come online, ma per certi bambini e in certi paesi la possibilità di incontrare immagini a sfondo sessuale è molto più elevata in internet; i bambini che si connettono tramite un mezzo personale hanno visto con più facilità immagini sessuali o ne hanno ricevute.
• La metà dei bulli virtuali dichiara di essere bulli anche nella realtà e la metà delle vittime di cyberbullismo sono vittime anche del bullismo tradizionale. Inoltre, fra coloro che hanno compiuto atti di cyberbullismo, quasi la metà ne sono stati a loro volta vittime.
• Il 50% dei ragazzi fra gli 11-16 anni trovano molto più facile essere se stessi in internet: ciò spiega perché il 30% ha contatti virtuali con persone che non hanno mai incontrato di persona. Ma solo il 9% ha incontrato di persona qualcuno conosciuto online e solo pochi sono rimasti turbati dall’esperienza.
• La preoccupazione generale, soprattutto quando si parla di bambini, si focalizza di solito sulla pornografia, il sexting, il bullismo e l’incontrare sconosciuti. Ma ci sono altri pericoli che preoccupano i bambini, compresi molti adolescenti, e sono legati soprattutto ai contenuti creati dagli utenti stessi.

Si deve distinguere tra correre il rischio e il farsi male
• I bambini più grandi, con maggior consapevolezza delle proprie capacità e in cerca di sensazioni, che svolgono più attività online e con maggiori problemi psicologici, incontrano più rischi online di tutti i bambini.
• I bambini più piccoli, con minore consapevolezza delle proprie capacità, che svolgono meno attività online o hanno minori competenze e con maggiori problemi psicologici considerano i rischi che si possono incontrare online più dannosi e traumatizzanti.
• E’ importante sia sostenere la capacità dei bambini ad affrontare da soli la situazione, sia  costruire la resilienza dei cittadini digitali. Solitamente i bambini dicono a un amico, seguito da un genitore, quando hanno visto in internet qualcosa che li ha turbati, attuando una serie di strategie per risolvere il problema, sebbene queste non sempre funzionino e alcuni bambini finiscono con il rassegnarsi.

I paesi si possono suddividere in quattro categorie
•  Uso di internet più basso, rischio più basso: Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Ungheria
•  Uso più basso, qualche rischio: Irlanda, Portogallo, Spagna, Turchia
•  Uso elevato, qualche rischio: Cipro, Finlandia, Olanda, Polonia, Slovenia, UK
• Uso elevato, rischio elevato: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Lituania, Norvegia, Romania, Svezia; i paesi dell’est Europa sono meglio definiti come “nuovo uso, nuovo rischio”
• La stratificazione socio-economica, la struttura normativa, le infrastrutture tecnologie e il sistema educativo insieme modellano i rischi online che può correre il bambino.
•  L’elevato utilizzo di internet in un paese è raramente associato con un basso livello di rischio; viceversa un alto livello di rischio è raramente associato a uno scarso utilizzo di internet. In tutti i paesi, maggiore è l’utilizzo maggiore è il rischio.

Conclusioni
•  La ricerca si conclude sfatando i dieci miti sui bambini e i rischi online
• Offre inoltre una serie di raccomandazioni basate su prove ai governi, alle industrie, genitori, educatori, associazioni e ai minori stessi.